Questo è il blog di due anime che si aggirano solitarie in mountain bike nei boschi, sulle strade, nel cuore delle cose.

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domenica, 12 aprile 2009

Sono in una fase di pausa ciclistica, la prima vera in cinque anni. Mi serve tantissimo: per rielaborare ciò che ho vissuto e fare compiere alla mia mente il viaggio più importante, quel tipo di viaggio che si compie solo quando si sta fermi nello stesso posto ed è essa a muoversi.
Le emozioni della bici sono sempre dentro di me, escono sulla tastiera come sempre perchè attraverso esse sono diventata me stessa.
Riporto qui una parte del racconto di una tappa del mio primo viaggio in Abruzzo. Il riferimento è puramente casuale e non vuole essere un futile contributo ai fiumi di retorica scorsi nei giorni successivi al terremoto. Direte: e allora perché proprio l'Abruzzo? Perchè è sempre dentro di me come un'ossessione, perchè è l'Appennino del nostro Sud che mi ha insegnato ad essere come sono, perchè sto ripercorrendo con l'unica arma che ho il percorso che ho fatto per arrivare sono a qui.
 
Pedalo con costanza e di buona lena, sono tutta assorbita in quello stato mentale in cui si è quando si parte per un percorso che si immagina lungo: penso solo a ciò che mi si para davanti. Vedo la salita e non mi faccio troppe domande, so che devo andare avanti e pedalo con semplicità e tenacia, ricevendo stimoli da tutte le parti del mio corpo che stanno lavorando, cercando di sforzarle in maniera dolce e uniforme, senza dare luogo a tensioni, senza che il mio cuore ed il mio respiro abbiano dei sussulti, facendo fluttuare il mio diaframma in equilibrio. Tutto attorno a me c’è ancora l’Appennino che qui si è vestito tutto di terra e ulivi, meravigliosi nel loro arrotolarsi fuori dal terreno e su per il pendio, con le loro foglioline ed i loro tronchi chiari. La salita è abbastanza marcata e costante, ma il cielo tersissimo e la vista di questi bellissimi alberi ovunque mi dà la forza per andare avanti. Li vedo radicati al terreno ed immobili, sono stati bagnati da milioni di piogge, spazzati da venti fortissimi, sono restati per anni sotto il sole potente di questo sud: sono gli elementi ideali cui ispirarsi per trarre forza e resistenza. 
Ogni tanto un sorso d’acqua ancora fresca mi assiste durante questa ascesa che dovrebbe portare al Lago di Scanno.
Cominciano a vedersi alcune case e, in lontananza,il cartello di Anversa degli Abruzzi che riesco a leggere stringendo leggermente gli occhi. Si avvicina un incrocio al quale si ferma una delle prime auto che vedo oggi in circolazione, una utilitaria nera.
Non so se vengo contagiata prima dal suo sorriso o prima capisco chi c’è al volante dell’auto ferma all’incrocio. Proprio Davide! Scoppio in una risata acuta che si diffonde sonora in tutta la valle e, appoggiata la bici per terra in mezzo alla strada, corro ad abbracciarlo saltellando verso di lui che a sua volta esce dall’auto.
Mi sembra che tutto attorno la valle si avviti in un vortice e venga aspirata in cielo, come una scenografia di carta che nasconde in realtà un luogo consueto, un luogo dove Davide ed io siamo sempre stati vicini. 
I sentimenti umani sono un groviglio di misteriose forze che attraggono gli esseri umani. Mi ha lasciato. Poi mi segue in Abruzzo in mezzo al nulla. Io dovrei forse averlo odiato e invece gli voglio un sacco di bene e tutto sommato non mi importa che non stiamo più insieme. Tutto questo è molto di più.
Parcheggiamo così da sederci liberi dai nostri mezzi ed appoggiarci l’uno all’altra, o meglio io dentro il suo abbraccio come in un guscio e lui sorridente, attorno a me, con lo sguardo rivolto verso l’azzurro del cielo. Non lo vedo sorridere ma lo so. E so che i suoi occhi azzurri risplendono.
Ha importanza raccontare cosa succede quando vedo la sua auto ripartire?
La salita non è più una salita e soprattutto io non sono più la bestia selvatica che mi sentivo prima di incontrarlo, ma una specie di animaletto addomesticato tutto addolcito dalla presenza del calore di qualcuno che mi vuole bene.
L’effetto rimane finché non attraverso le gole del Sagittario. A quel punto mi ricordo esattamente che cosa sono venuta a fare in Abruzzo e il tipo di emozioni che fanno effetto sul tipo di bestie della mia razza.
Si squarcia dentro di me una emozione totalizzante come avessi terrore di un mostro sacro quando il vento sembra soffiarmi attraverso e, alzando lo sguardo, vedo una gola scavata in rocce bordeaux altissime sopra di me.
Mi sento viva. Forse questa è la consapevolezza di essere viva che scaturisce dalle sensazioni di fatica che il corpo elabora: una parte di me crede che non sopravvivrò a questa avventura e quando si rende conto che il mio corpo invece sta reagendo meravigliosamente spandendo la fatica su di se e disperdendola nel sonno invece di concentrarla dentro di se facendola scoppiare viene colta da una meraviglia che diventa felicità pura e cristallina.
  

Postato da: FatinaTedesca a 00:15 | link | commenti (2)

sabato, 20 settembre 2008

eppure stanno per morire - yet they are going to die

Millecinquecento chilometri sono tanti per un essere umano. Convivo da due mesi con essi.

Mi hanno impaurito prima di partire, affaticato nella prima parte del viaggio e man mano infuso fiducia ed energia positiva, facendomi trovare al termine del viaggio rigenerata e cambiata profondamente. Ancora. Sempre me stessa e sempre diversa.

Si sono manifestati nei miei sogni i primi dieci giorni dopo il ritorno: andavo tutte le notti da qualche parte in bici e non mi fermavo mai, incontravo tantissime persone e vedevo un sacco di posti strani.   

Sono sempre con me quei chilometri, sono dentro le mie gambe e nel mio corpo ora diverso, ma soprattutto nella mia mente che continua a vedere davanti a se delle salite da superare e si prepara ad esse.

Questi millecinquecento chilometri ancora mi tormentano e mi chiedono chi sono e cosa ho vissuto. Non riesco semplicemente a scrivere pagine di luoghi, foto e dettagli tecnici come tanti altri ciclisti.

Il viaggio che ho fatto ed i viaggi che faro' non sono che un mezzo per scuotere la MIA coscienza, non un fine. Rimane alla fine di essi l'essenza di me svuotata di ogni residuo di ansia o fibrillazione, sicura, ferma, riempita di tutto cio' che ho visto e tranquillizzata dal vedere che la vita non e' solo cio' che riesco a vedere tutti i giorni.

Non esistono solo le citta', ci sono anche luoghi veri e incontaminati contornati da montagne altissime e colorate, sorvolate da avvoltoi attenti e guardinghi. Ci sono gole meravigliose, fiori sgargianti, strade che per chilometri sono l'unico elemento umano in un paesaggio naturale, fiumi, laghi, paesi abbandonati, mille animali nascosti dietro a mille cespugli. C'e' altro oltre la vita di tutti i giorni. Ci sono emozioni che ti sradicano dalla necessita' di integrarti e corromperti e ti ricordano chi sei e cosa devi continuare a cercare.  

Solo chi ha il coraggio di stare da solo ed estraniarsi da tutti puo' avere la forza di essere sempre se stesso.

Postato da: FatinaTedesca a 18:06 | link | commenti (14)

mercoledì, 27 agosto 2008

Non l'avrei proprio mai detto, ma i Pirenei sono ormai alle mie spalle. Dentro di me si stanno chiudendo le porte di un mondo che contiene tutta la bellezza delle montagne, tutto lo scorrere della strada, dei paesaggi, dei sorrisi e dell'incoraggiamento delle persone. San Sebastian e' vicino.

Postato da: FatinaTedesca a 05:55 | link | commenti (1)

martedì, 05 agosto 2008

universe of beauty

La solitudine e la stanchezza di questi momenti mi sono familiari. Il sentire il mio corpo pesante e stanco per il troppo lavoro prima della partenza non è una novità, ci convivo da tre anni, partenza dopo partenza, anno dopo anno. Piano piano si apre all'orizzonte la speranza di ritrovare la luce: venerdì mattina si parte. Rispetto al programma originale ho deciso di partire da Genova.
Raccolgo giorno per giorno tanti "In bocca al lupo" e tanti abbracci come fossero gocce di pioggia nel deserto.

Postato da: FatinaTedesca a 20:10 | link | commenti

domenica, 20 luglio 2008

Guido l’automobile aziendale con noncuranza in un pomeriggio qualunque: vestita come sempre percorro senza pensieri la stessa autostrada alla solita ora. Il riscaldamento è ancora acceso e mi dà un torpore artificiale che mi anestetizza e mi isola dal mondo di fuori. Per Bologna bisogna voltare a destra fra 1 km. Il corpo è aggrappato al volante e la mente concentrata sulla guida e su altre cose che si accendono nella mente trasformandola in una Las Vegas di riferimenti colorati e casuali a numeri e parole sentiti e visti durante la giornata. Bologna 500 m. La strada corre forte e dritta sotto i pneumatici, mentre la pianura comincia a lasciare spazio all’orizzonte alla vista dell’Appennino. Bologna 100 m. Metto la freccia e volto a destra. Il mio sguardo rimbalza involontariamente dalla strada alla montagna in corrispondenza dello svincolo, in fondo, all’orizzonte; la sua cima appuntita è coperta da un mantello di nubi. So bene quanto sia freddo e umido lassù quando le nubi coprono la cima, mi ricordo bene del valico di Capo la Serra sul Gran Sasso alle sette e mezza di sera, immerso nelle nuvole fredde e scure. Tutto a un tratto questo freddo mi pervade, mi fa entrare nelle gambe e nel corpo la Fatica ed il Freddo, lo scuote con la meraviglia e mi ridesta così brutalmente dal mio tepore lavorativo che comincio a piangere disperatamente. Il Gran Sasso è ancora dentro di me e con esso tutta la bellezza dell’Appennino e di tutto ciò che ho vissuto sulla mia bici. E’ là che voglio tornare. Continuo a piangere scossa dalla disperazione, quasi non potessi più raggiungere la cima delle montagne. Mi calma solo il pensiero che è ancora aprile e posso smettere di allenarmi a boxe per riprendere un allenamento serio con la bici.
E’ così che, senza che mi fossi impegnata particolarmente ad organizzare un viaggio, la vita stessa mi ha riportato sulla mia strada. E’ così che, di nuovo, mi sono sentita costretta a partire.
L’8 agosto si parte. Ancora non so molto di cosa mi aspetterà, ma questa incertezza pesa solo a tratti ora che sono a casa e ancora devo preparare alcune cose, ora che sono ancora legata alla quotidianità e a bagno nelle preoccupazioni e nei dubbi degli altri.
Quando partirò con la mia bici sarà come sempre: appena mi siederò allungherò le braccia sulle corna del manubrio, sentirò il mio corpo rilassato e la mente serena e lucida mentre le gambe cominciano a girare in armonia, un sorriso esploderà sul mio viso al pensiero che avrò lasciato l’ancora. Sarò libera.

Postato da: FatinaTedesca a 02:15 | link | commenti

lunedì, 30 giugno 2008
Silvia & Chiara

Sono le 16:30 circa quando incontro in un  sentiero del bosco una ragazza in MTB con una bambina.
Inizialmente la cosa mi stupisce ed incuriosisce perchè sono entrambe in bici... anche la bambina ha un MTB piccola piccola che sembra un abito su misura, con un caschetto e una tutina che sembrano un modellino in scala di quelli usati da noi adulti.

La ragazza mi fa un cenno di fermarmi e, una volta fermato, mi fa: "la bambina ha forato una ruota... e ora che faccio???"

Lì per lì mi è venuto da sorridere al pensiero che anche una bimbetta di 7 anni ha problemi di foratura in MTB... ma poi, guardando la ragazza, ho capito che anche se non voleva darlo a vedere era nel panico piuù totale.
E dire che non era un sentiero impegnativo ma una semplice sterrata, in pianura, a fondovalle... la civiltà, però, distava 4 Km....
Allora, non potendo montargli la camera d'aria che porto sempre nello zaino (troppo grossa!) gli metto una toppa sulla sua camera d'aria versione baby.
Parlando, la ragazza mi racconta che è appassionata da anni di MTB, fa gare e che è da queste parti in vacanza e sta cercando di appassionare anche sua figlia. Sono del trentino ed è una ragazza madre.
Mentre raccontava di se l'ammiravo molto per la voglia e la determinazione che solo una madre amorevole sa mettere nel crescere una figlia tutta sola.

Finita la riparazione le saluto e riparto per la mia strada, tra le montagne, in completa solitudine.
Chissà se un giorno rincontrerò quella bambina tra i boschi e magari, pedalandoo insieme, si ricorderà di questa giornata.

Ciao Silvia e Chiara, ovunque voi siate.

Postato da: Musty77 a 22:56 | link | commenti (7)

giovedì, 26 giugno 2008

lines

Siamo al tramonto di una giornata caldissima, i mattoni della città rilasciano lentamente il calore accumulato durante la giornata. Guardiamo la mia vita come davanti ad un televisore, schierati con le seggiole una a fianco all'altra, loro tre con le braccia conserte, io con le gambe appoggiate alla ringhiera a rimirare la prospettiva delle mie gambe, fino alle punte dei piedi l'una rivolta verso l'altra.
Gatone scuote la sua testolina contornata da una pettinatura alla playmobil; ha uno sguardo perso all'infinito, oltre il balcone dove si svolgeva la mia vita. Renato ha lo sguardo rivolto verso lo stesso punto e di sicuro mi rivede saltellare dall'altra parte della strada. Mi dice a gesti:
ti ricordi quando ci vedevamo dalla terrazza e ti dicevo che ti avrei tirato il collo? Anche Fabrizio sorride con il suo sguardo appesantito dalla fatica dei giorni. Tutti parlano di me come se quella matta che portava la bici in terrazza al quinto piano senza ascensore fosse una mia sorella finita  precocemente in manicomio o scappata in Cina o chissà... E' un onore per me assistere a questo film insieme a personaggi così illustri, perché questi tre uomini sono personaggi che godono della mia più profonda stima e che mi fregio di conoscere: racconto a tutti dei miei amici matti. L’osservazione tante volte è Che brava che fai volontariato. Nessuno forse capirà mai; è difficile capire quanto si perde se si guardano le persone dall’alto in basso, le interpreta invece di ascoltarle, invece che annusarle e abbracciarle, quando si è abituati a farlo. Ho bisogno della loro prospettiva, dei loro occhi e delle loro frasi semplici per capire cosa vuol dire guardare il mondo, stare con gli altri, vivere la sofferenza e la gioia di vivere.
Mi sembra più che mai di continuare a perseguire una ricerca di ciò che è invisibile agli occhi degli sciami di macchine che vanno veloci sulle strade trafficate. Le attraverso andando in quella stradina ghiaiata dove non c’è nessuno, proseguo osservando le case, le colline lontane, percependo nelle mie membra la fatica dello stare in sella per molte ore. Alla fine del mio viaggio c’è sempre una me stessa capace di accogliere gli altri al meglio: la bici rende liberi, spoglia da ogni pensiero superfluo o dannoso, divelle ogni spina piantata come un paletto nel cuore, sradica ciò che viene dato per scontato, prepara il mio sorriso a risplendere ancora di più.

Postato da: FatinaTedesca a 22:22 | link | commenti

mercoledì, 25 giugno 2008
Eremo di San Girolamo sul Monte Cucco

San Girolamo (AN)

Era una mattina calda e, come al solito esco dal garage con lo zaino idrico sulle spalle, la cartina e il mio fido amico gps.

Parto per una nuova avventura... non decido mai in anticipo il percorso, non pianifico nulla, vado dove mi porta la natura e, tramite sms, comunico i numeri dei sentieri a mia moglie, nel caso ce ne fosse necessità. La sicurezza in montagna non è mai troppa!
Imbocco una sterrata, che so mi condurrà su una vetta del massiccio del Mone Cucco, che è anche uno splendido ed incontaminato parco naturale.
Attraverso un paesino, sono le 9 del mattino, fa caldo, gli anziani sono già seduti fuori delle loro case, sulle sedie di paglia o sulle panchine. Mi guardano con un'aria stupita, anche se, da queste parti, la MTB è uno sport quasi nazionale!
Dopo 9 km di salita, non troppo impegnativa, mi ritrovo a 1.110 metri di quota, con un panorama da mozzare il fiato. A destra tutto il paesaggio marchigiano e a sinistra tutta l'Umbria. Infatti il massiccio di M. Cucco è sulla linea di confine. Vedo persino il mio paesino dall'alto... è bellissimo!
Prendo il cellulare e chiamo mia moglie, cercando, a parole, di descrivergli ciò che stanno ammirando i miei occhi.
Ora inizia la discesa... la natura si fa sempre più selvaggia e il sentiero sembra quasi una galleria all'interno del bosco. Il profumo del sottobosco predomina su tutto, quel mix di umidità, erba... insomma il profumo della natura.
Ad un certo punto inizio da lontano, dall'alto a scorgere tra gli alberi il meraviglioso eremo di San Girolamo, conosciuto ai più come Eremo di Monte Cucco.
E' sempre un emozione quando lo vedi apparira dal nulla, in mezzo al nulla, abbarbicato su una parete di roccia a strapiombo sulla forra del Rio Freddo. Infatti proprio li vicino c'è una profonda gola, tra due pareti di roccia a picco, strettissima con al'interno un torrente (il Rio Freddo appunto) che forma piccole rapide e cascatelle. Un paesaggio da favola.
Purtroppo l'eremo non è visitabile in quanto i pochissimi frati Camaldolesi che ci vivono esigono la più profonda solitudine e rispetto questa loro scelta con grande ammirazione.
Il giro è al termine, sono nel paesino di Perticano e trovo nuovamente l'asfalto che mi riporterà a casa...

E' difficile esprimere con le parole che sensazioni ed emozioni si provano a girare da soli, nel silenzio della natura, tra i suoi suoni, odori e colori...

 

Postato da: Musty77 a 13:40 | link | commenti (4)

Chi è Musty?

Mi presento: sono un fotografo professionista e docente di fotografia, ho quasi 31 anni, sono felicesposato, mi piace la natura e vivere dentro di essa per assaporarne ogni singolo odore, sapore, sensazione... insomma mi piacciono le emozioni, che mi regala. Sono anche uno dei moderatori del forum più importante, dedicato, esclusivamente, al mondo delle mountain-bike (www.mtb-forum.it) con il nick Musty.

Hobby: il mio unico grande hobby è la mountain-bike. Pratico questo sport da oltre 21 anni e sempre con entusiasmo, passione e rispetto della natura. Non faccio gare e non mi piace farle, perchè, per me, andare in bici tra le montagne, nel silenzio, è un modo per ritrovarmi e riflettere. Insomma un modo di vivere!

L'incontro: un giorno, in modo del tutto causale ed inaspettato ho "incontrato" fatinatedesca e... da quel giorno... ho capito di non esser solo sulla faccia della terra... "l'unico scemo che va in giro da solo per boschi"! Che dire... a volte le uscite le faccio con mia moglie però, non avendo un adeguato allenamento, alcune "imprese" per lei sono off-limits.

Ed ora in sella... per una pedalata insieme... che spero ci porti lontano, molto lontano...

Postato da: Musty77 a 13:26 | link | commenti (2)

lunedì, 23 giugno 2008

inhabitant of the Appennines

Le forze si esauriscono sulla strada e resta poco per la tastiera. Duecentocinquanta o trecento chilometri a settimana non sono forse tanti per chi si allena per fare un viaggio come il mio, ma riempiono le mie giornate già piene di altre cose; invece di sfiancarmi instradano la mia mente e la rendono snella ed efficace nei ragionamenti, spogliandola dei pensieri e delle preoccupazioni in eccesso. Arrivo in bici ovunque per coniugare gli impegni: i miei amici mi accolgono sudata ed infangata, mi offrono una doccia e vengono poi contagiati dalla luce che emanano i miei occhi e le mie labbra sorridenti, dallo splendere della mia pelle irrorata di ossigeno. E continuo a vivere così, come più mi piace, portando avanti e parlando del mio stile di vita come una evangelizzatrice della bicicletta. Non credo farò mai proseliti, viste le smorfie di dolore che si dipingono sui volti delle persone quando pronunciano la parola mountain bike o la parola salita, o addirittura Pirenei?, ma continuo a vivere come voglio ed a comunicare la mia gioia al mondo intero.

Intanto Musty viaggia da solo come me, come me in mountain bike. Come me soffre insieme al suo corpo per raggiungere i monasteri, per esplorare il territorio vicino a casa sua abbracciandolo lentamente con lo sguardo pedalata dopo pedalata, come me si ferma estasiato a guardare il mondo attraverso l'obiettivo della sua macchina fotografica. Arrivano nel mondo messaggi sintetici via sms che fanno scaturire sorrisi che coinvolgono tutto il mio essere: tra simili bastano parole in codice per capirsi. Diversamente dagli altri ciclisti che ho conosciuto, su internet e non, non mi ha detto mai Portami con te o Come sei brava, ma Pensavo di essere l'unico scemo della terra, e invece...

Postato da: FatinaTedesca a 05:51 | link | commenti (3)